Storia

Le radici più antiche dell’Opera Santa Maria della Carità risalgono all’intensa passione caritativa di Mons. Giuseppe Olivotti. Egli, futuro Vescovo ausiliare di Venezia, utilizzando ampiamente non solo il lavoro ma anche il patrimonio personale, negli anni del dopoguerra diede vita a una serie di attività assistenziali dislocate nell’intero territorio veneto, intitolandole alla Beata Vergine Maria: Santa Maria del Mare, Santa Maria della Laguna, Santa Maria del Sole, Santa Maria del Bosco, Santa Maria in Campis, Santa Maria delle Alpi, Santa Maria del Lago, Santa Maria del Cadore, Santa Maria di Fatima. Le «Sante Marie» – come ben presto vennero indicate dai veneziani – offrirono sin dall’inizio una molteplicità di servizi e di assistenza (ospedali, preventori, laboratori, scuole, colonie montane e marine, istituti di accoglienza…), rivolgendosi soprattutto alle necessità dei più piccoli e dei più deboli.

Il 15 gennaio 1958 il patriarca Angelo Giuseppe Roncalli, con Decreto canonico, erige la Fondazione di Religione «Opera Santa Maria della Carità», riconosciuta civilmente il 12 gennaio 1959 con Decreto del Presidente della Repubblica. Nasce così lo strumento giuridico-amministrativo che consente di dare continuità a tutte le opere iniziate.

All’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, sotto la guida di mons. Mario Senigaglia – secondo successore di mons. Olivotti – l’Opera conosce una nuova fioritura. Il mutare delle situazioni storiche, l’evolvere del servizi sociali pubblici, il progressivo innalzarsi dell’età media della popolazione nonché l’affacciarsi di nuove problematiche che toccano il il welfare cittadino, inducono a operare grandi innovazioni: nello spirito e nell’ottica del servizio ai più bisognosi, l’Opera pone maggiore attenzione agli anziani, soprattutto non autosufficienti, ma anche ai disabili fisici e psichici, tossicodipendenti, compresi i malati di AIDS, per i quali apre una delle prime strutture a livello nazionale, finalizzata ad una risposta residenziale extraospedaliera. Servizi nuovi si sviluppano, mentre altri, ormai desueti, vengono chiusi: alcune case “storiche” nelle località di montagna, non più utilizzate, vengono dismesse per acquisire o costruire nuove strutture.

Viene così a configurarsi la fisionomia dell’Opera così come risulta ad oggi:

1981: S. Maria del Mare (Pellestrina) diventa Casa dell’Ospitalità per anziani non autosufficienti;
1982: Santa Maria di Fatima (Conegliano, poi a Zelarino) Comunità alloggio per minori in difficoltà;
1984: Comunità Emmaus (Pellestrina, poi a Zelarino) per tossicodipendenti e alcoldipendenti;
1991: Comunità Il Gabbiano (Pellestrina) per malati di AIDS conclamato;
1997: Casa Madonna Nicopeja (Lido – Alberoni) per disabili fisici e psichici, centro Diurno e Gruppo Appartamento;
1997: Residenza Santa Maria del Rosario (Mestre – Carpenedo) per anziani non autosufficienti;
2003: Centro Nazaret (Zelarino) per anziani non autosufficienti, persone affette da demenza senile, S.A.P.A. (sezione ad alta protezione Alzheimer) e hospice per malati terminali oncologici;
2005: Centro Santa Maria Immacolata (Zelarino) residenzialità protetta per anziani in lieve perdita di autonomia;
2009: Centro Diurno Modulare Bellinato-Zorzetto (Mestre – Cipressina) per disabili fisici gravi e gravissimi;
2013: fusione con il Materdomini CTB Onlus, Ramo Onlus della Fondazione di Religione Opera S. Maria della Carità (1° Marzo);
2014: cessione della Residenza S. Maria del Rosario.

© Opera Santa Maria della Carità, 2014 P.iva 00612690271